FAQs

Domande Frequenti Studio Odontoiatrico Associato

Bambini

Se i denti da latte presentano delle carie, occorre curarli. Infatti questi denti hanno anch’essi, come i permanenti, una parte interna, chiamata polpa. Questa è irrorata di sangue e innervata. Per questi due aspetti, se la carie arriva in profondità, il bambino può avvertire dolore anche intenso e sviluppare un ascesso dentale. Inoltre perché i denti permanenti trovino il loro spazio è importante che i denti decidui rimangano sani al loro posto fino alla permuta naturale, evitando di toglierli troppo presto!

Meglio prevenire quindi le carie con una buona alimentazione e una corretta igiene orale e portare periodicamente i propri figli dal pedodontista per fare diagnosi precoce.

La visita dal Pedodontista è indicata intorno ai quattro o cinque anni, quando è possibile individuare le eventuali patologie e cominciare a curarle.

Oggi l’alimentazione scorretta crea problemi cariosi anche in bambini molto piccoli e in questi casi la visita di avviene prima, purtroppo con natura di urgenza.

E’ vantaggioso accogliere in studio un bambino già dai tre anni anche per farlo familiarizzare con l’ambiente e fargli vivere un’esperienza di gioco.

L’inizio della terapia ortodontica può essere molto precoce, già a quattro/cinque anni.

Ci sono vari tipi di trattamenti con apparecchi e quelli che riguardano i bambini sono:

1) L’ortodonzia intercettiva che come dice il termine cerca di anticipare le future problematiche e che viene iniziata anche molto presto fino dai cinque anni.

2) L’ortodonzia funzionale che cura la posizione e la dimensione delle ossa e la funzione dei muscli e quindi si può utilizzare solo finchè c’è crescita .

3) L’ortodonzia fissa o trattamento dentale con mascherine trasparenti, che va a spostare i denti e quindi si applica nella quasi totalità dei casi su denti permanenti ed è paragonabole all’ortodonzia sull’adulto.

Igiene Dentale

Lo spazzolino elettrico è meglio.

Secondo gli studi scientifici (revisione sistematica) lo spazzolino elettrico con movimenti di oscillazione, rotazione e pulsazione è più efficace nella rimozione della placca batterica con una significativa riduzione dell’indice di sanguinamento a distanza di 3 mesi in adulti e bambini che non hanno ricevuto istruzioni di igiene domiciliare.

L’acqua ossigenata è un ottimo disinfettante (battericida, virucida e fungicida) e agente sbiancante per i denti.

È meglio fare uno sciacquo di 30 sec, con l’h2o2 1-3%, 10 ml, e risciacquare bene con l’acqua. Non più di 1 volta a settimana dopo essersi spazzolato bene i denti e usato il filo interdentale e/o scovolino.

È opportuno inoltre nei punti dove persiste la gengivite (gengiva rossa e gonfia) pulire lo spazio interdentale con il filo spugnoso o lo scovolino imbevuto con l’h2o2 e sciacquare bene con l’acqua.

Quindi la risposta è NO. Lo spazzolamento richiede un minimo di 2 min ed è meglio non bagnare lo spazzolino con l’acqua ossigenata, lo spazzolino va usato asciutto.

L’h2o2 può causare ulcerazioni (gengiva bianca) ecco perché è importante sciacquare subito dopo con l’acqua. Tale lesioni si risolve nel giro di 1-12 ore e non richiede trattamenti farmacologici o altro.

Esistono tre tipologie di sbiancamento:

  1. lo sbilanciamento domiciliare (con le mascherine)
  2. lo sbiancamento ambulatoriale (in studio)
  3. lo sbiancamento combinato domiciliare + ambulatoriale

Affidati ai professionisti qualificati per avere un sorriso bianco e naturale

Non consiglio mai un collutorio sbiancante, non ci sono reali benefici.

Per quanto riguarda i prodotti per lo sbiancamento o lo schiarimento dei denti che si trovano in commercio per legge devono avere “concentrazione >0,1% e <6% di perossido di idrogeno (Direttiva Europea 2011/84/UE)”. Concentrazioni che nessun studio scientifico ha dimostrato efficace.

Quelli che si trovano in commercio ed e-commerce per intenderci: gel e luce LED (ph non certificato spesso acido che disidrata il dente e per l’azione erosiva rovina lo smalto creando un danno irreversibile, la luce che non serve a niente),

    • i dentifrici sbiancanti/whitening (che contengono spesso sostanze abrasive anch’esse rovinano lo smalto senza sbiancarli);
    • i collutori sbiancanti (contengono come detto prima una concentrazione di perossido di idrogeno o carbammide non sufficienti per cambiare il croma, la tinta o il valore dello smalto);
    • Se uno vuole un rimedio fai da te può usare l’acqua ossigenata una volta a settimana per 30 sec e risciacquare bene con l’acqua;
    • Assolutamente da evitare i rimedi della nonna es: bicarbonato (abrasivo) e limone (erosivo) per altre delucidazioni non esitare a contattarci.

Dipende. Partendo dal fatto che è buona norma avere l’indice di placca e di sanguinamento sempre inferiore al 20% in tutti i pazienti si possono avere vari scenari:


    • Ci sono persone, circa il 5% della popolazione, che non hanno nessun problema di salute orale (non hanno carie, l’indice di placca e di sanguinamento inferiore al 10%) che possono fare l’igiene professionale ogni 6-8 mesi (mai oltre 12 mesi);
    • pazienti che hanno avuto almeno 1 carie e/o hanno un principio di malattia parodontale (tasche inferiori a 4mm), circa il 35% della popolazione, devono fare l’igiene professionale ogni 6 mesi;
    • pazienti con gli impianti e soprattuto con la malattia parodontale (tasche superiori a 4mm e difetti ossei) circa 60% della popolazione, che devono fare una terapia parodontale iniziale e richiami di mantenimento ogni 4 mesi (stadio III) e 3 mesi (stadio IV), controlli diagnostici e radiografici e rivalutazioni.

Impianti Dentali

Gli impianti dentali si inseriscono in un tessuto non particolarmente innervato come quello osseo. Una volta effettuata una corretta e adeguata anestesia locale il dolore sarà completamente assente. I pazienti rimangono infatti piacevolmente sorpresi a fine intervento della completa assenza di dolore. Chissà cosa immaginavano…

Faccette

Le faccette sono dei “gusci” in ceramica, incollate definitivamente agli elementi dentali. Richiedono talvolta una minima riduzione dello spessore dello smalto, in altri casi si applicano direttamente dopo aver pulito la superficie del dente: risultano, pertanto, una soluzione conservativa per il dente. Con le faccette possiamo modificare forma e dimensione dei denti ottenendo risultati altamente estetici e assolutamente naturali, insieme a un recupero funzionale. Per le faccette si utilizza una ceramica dentale molto estetica e anche molto resistente, una volta cementata sul dente. In questo modo si riesce a utilizzarle come fossero elementi naturali per una normale masticazione. Questa ceramica non è sostenuta da metallo quindi il bordo non presenta l’alone scuro che era visibile con le protesi di qualche tempo fa e l’emergenza dalla gengiva è molto naturale. È possibile ricoprire un singolo dente, copiando perfettamente i denti vicini come anche estendersi a più denti e riuscendo così a cambiare il colore e l’anatomia dell’intera arcata.

No, affatto. Le faccette sono molto resistenti e permettono una vita normale, come con un dente naturale. È un trattamento molto conservativo. In alcuni casi si effettuano per ripristinare lo spessore dello smalto che il dente, durante gli anni, ha perso, evidenziando il colore giallo della dentina sottostante. I fenomeni di abrasione meccanica o erosione chimica si verificano negli anni per i cicli masticatori, per il brusimmo e per il contatto con i vari cibi e bevande. Per questo si ha un’alterazione della forma del dente e, in particolare, gli incisivi appaiono più corti del normale. In questi pazienti la faccetta ricrea la forma e la dimensione perse negli anni. L’applicazione delle faccette è indicata anche in presenza di denti fratturati o storti, creando in questo caso allineamento, con un beneficio estetico ma anche funzionale masticatorio e di semplificazione nelle manovre di igiene orale domiciliare.”

Se non vi sono problemi gengivali particolari la terapia è molto veloce: al primo appuntamento si fanno le fotografie, si rilevano le scansioni tramite il worklflow digitale e si parla col paziente per capire quali sono le sue richieste. Si effettua poi una previsualizzazione digitale del progetto, si applica in bocca una simulazione provvisoria in resina (mock-up) e se al paziente piace il nuovo sorriso si procede con la fase definitiva in tempi molto rapidi.

No, non lo sono assolutamente. Le sedute di valutazione, di preparazione e di applicazione risultano molto semplici e indolori. Una volta applicate la sensazione è di avere i propri denti, anzi più lisci. C’è un miglioramento della resistenza del dente e una diminuzione della sensibilità dentale se presente precedentemente. Una copertura di smalto bello e nuovissimo che proteggerà e renderà giovane e sano l’aspetto.

La maggior parte delle volte, a determinare la durata delle faccette dentali concorrono tre fattori tra loro concordanti: la precisione di esecuzione, la qualità dei materiali utilizzati e la cura nella manutenzione che il paziente non deve mai mancare di effettuare. Se tutti e tre questi dettagli concordano tra loro, le faccette dentali possono rimanere al loro posto per lungo tempo.

Si possono applicare anche dall’adolescenza in poi, quando i denti sono già scesi completamente. In fasi più precoci, se necessario, si ricostruiscono i denti con otturazioni in composito dentale, in attesa di poter effettuare le faccette.

Se durante la vita si avessero fenomeni di recessione gengivale, essendo camaleontiche e senza bordo metallico, il bordo non risulterà visibile e quindi appariranno per sempre naturali.

La ceramica è un materiale poco poroso, molto meno della resina, dello smalto e della dentina. Per questa ragione ingloba pochissimi pigmenti contenuti nelle bevande e nei cibi, mantenendo il colore bianco molto a lungo negli anni. Può subire il fenomeno dell’abrasione, anche se in misura inferiore rispetto al dente. Quindi in soggetti che bruxano verranno protette allo stesso modo dei denti naturali, con mascherine o bite.

Ortodonzia

Di solito, per il bambino, la visita ortodontica è concomitante a quella pedodontica. Già all’età di 3 o 4 anni è consigliabile portare il proprio figlio dal dentista perché così il piccolo paziente comincia a familiarizzare con l’ambiente e il dentista può cominciare a valutare eventuali carie ma anche situazioni scheletriche e funzionali. Infatti già a questa età si riescono ad intercettare patologie che non verranno curate subito con apparecchi ma verranno controllate nel tempo e magari influenzate positivamente con terapie ortodontiche intercettive e logopediche. Inoltre si possono scoprire problemi legati al sonno, alla respirazione, alla deglutizione, alla dizione e alla masticazione.

I denti si possono spostare a tutte le età, mentre le ossa sono influenzabili solo in soggetti in crescita. È per questo che in un adulto, se vogliamo cambiare l’anatomia dei

mascellari si deve ricorrere alla chirurgia maxillo-facciale. Di solito però è possibile raggiungere ottimi risultati anche solo con l’apparecchio ortodontico. I denti dell’adulto risultano però più lenti e

più delicati parodontalmente (gengiva e osso intorno al dente). Per questo si utilizzano apparecchi con forze di spostamento molto basse e precise e si consiglia vivamente di curare i denti al prima possibile. Meglio se le mamme e i papà portano i loro figli molto presto dal dentista per una visita ortodontica.

Durante il trattamento ortodontico viene sempre affiancata una terapia di prevenzione e mantenimento igienico. Con queste sedute di supporto si spiega al paziente la giusta modalità di igiene orale e si rimuove periodicamente accumuli di placca e tartaro, soprattutto nei giovani pazienti. Così il rischio di carie è molto limitato.

Appena montato l’apparecchio fisso, in studio forniamo tutte le spiegazioni per il corretto utilizzo dei dispositivi che diamo al paziente per l’igiene domiciliare. L’igiene risulta più impegnativa ma comunque si riesce bene a pulire perfettamente i denti in ogni punto della bocca.

Tutto è più semplice con le mascherine trasparenti che, essendo mobili, permettono le normali manovre di igiene orale.

Non c’è una durata standardizzata per tutti gli apparecchi. In SOA consideriamo importantissimo cercare di accorciare quanto più possibile le terapie ortodontiche, nel rispetto della perfetta qualità

dei trattamenti.Questo per ridurre il rischio carie e problemi gengivali e per aspetti psicologici del paziente.

Le estrazioni di denti (spesso i premolari) che in passato erano molto utilizzate, oggi risultano soluzioni veramente molto rare. Si effettuano in situazioni di gravissimo affollamento. Con le moderne apparecchiature è possibile recuperare molto spazio in arcata così si riducono fortemente le soluzioni estrattive. Si ricorre un po’ più spesso all’estrazione dei denti del giudizio, anche per cause multifattoriali e non solo ortodontiche.

I denti che non riescono a scendere e rimangono dentro la componente ossea si chiamano inclusi. Questa patologia riguarda soprattutto i canini, denti piuttosto grandi che si formano molto in alto e scendono in arcata più tardi, trovando spesso poco spazio. In molti casi è presente palato stretto insieme ad altre condizioni. La loro diagnosi precoce è fondamentale per poter intraprendere una terapia intercettava e se questa non avesse esito si rende necessaria una terapia ortodontica tradizionale con un intervento chirurgico per “scoprire”il dente. La posizione infausta e l’età avanzata del paziente sono fattori che rendono più difficile il recupero. Se non si riesce a trazionare in arcata, è possibile la sostituzione del dente mancante con un impianto osteointegrato.

L’ortodonzia sposta i denti ma questi hanno una porzione visibile (la corona) e una coperta dalla gengiva (la radice). Occorre poter valutare il dente per intero per il suo corretto riposizionamento.

È importante, inoltre, valutare la componente scheletrica dei mascellari e l’anatomia dell’osso che circonda il dente. Quindi le radiografie utilizzate per l’ortodonzia, che il paziente può eseguire anche presso il nostro studio, sono la panoramica e la teleradiografia laterale (di routine), la teleradiografia postero-anteriore e la radiografia TAC come team 3D (per asimmetrie scheletriche e denti inclusi di dubbia posizione).

Workfow Digitale

Per effettuare una corretta diagnosi occorre studiare la posizione dentale e quindi si deve rilevare le impronte. Inoltre l’apparecchio ortodontico è personalizzato per cui sono necessarie le impronte del paziente correlate anche da un morso che determinerà la sua corretta costruzione. Oggi, in era digitale, anche per questo presidio come per quelli protesici, è possibile utilizzare lo scanner intraorale per la rilevazione dell’impronta ottica e la creazione dell’immagine 3D. Il disagio per il paziente è drasticamente diminuito. L’apparecchio quindi verrà progettato al computer questo sia per le mascherine trasparenti, che per gli apparecchi mobili e ortopedici, che per gli apparecchi con gli attacchi dentali.

Per quasi tutti i tipo di riabilitazioni proteiche fisse è possibile prendere impronta con uno scanner ottico orale. Le immagini rilevate da questo strumento sono poi elaborate digitalmente e producono una ricostruzione 3D dei denti e delle gengive, sollevando il paziente da l’uso fastidioso di impasti invasivi e dal gusto talvolta sgradevole.

Un puntale della grandezza di un grosso pennarello rappresenta fisicamente la telecamera che cattura le immagini che i professionisti qualificati e aggiornati utilizzano traendo vantaggio dallo sviluppo in 3D della situazione effettiva del paziente. Grazie ai nuovi programmi studiati appositamente per l’odontoiatria protesica e ricostruttiva e l’ortodonzia si ha la possibilità di aumentare la precisione di intervento sul paziente limitando i disagi. Lo scanner orale trasferisce l’immagine sul computer che permette una ricostruzione in 3D del cavo orale del paziente. L’immagine rilevata è inviata in tempo reale o al fresatore computerizzato presente in studio o al laboratorio odontotecnico velocizzando i passaggi e migliorando la precisione di corone e ponti.

I programmi di valutazione dell’estetica consentono di fare analisi del sorriso o persino di simulare quale sarà il sorriso del paziente, con i denti bianchi e allineati.

Il ciclo produttivo si conclude con la produzione di riabilitazioni protesiche con il metodo CAD/CAM. Si parla di attività Chair-side se tutto questo ciclo è svolto in studio.

Lo scanner per l’impronta ottica, non procura dolore al paziente ed evita il fastidioso uso delle paste usate per avere l’impronta delle arcate dentali. Queste hanno bisogno di tempi di attesa per la solidificazione. I pazienti devono mantenere in bocca questi materiali fino a 6 minuti creando disagio e senso di vomito. Questa nuova tecnologia digitale permette inoltre al medico dentista di accorciare i tempi di elaborazione e realizzazione delle cure protesiche e sostituzioni dentali con una precisione pari o a volte perfino superiore ai processi tradizionali. I vantaggi delle impronte digitali si hanno anche qualora sia indicato un percorso di riallineamento dentario con tecniche ortodontiche con allineatori invisibili. La creazione delle mascherine a partire da impronte ottenute con metodiche digitali avviene in modo ottimale e preciso. Alla luce di tali osservazioni si può affermare che un iter restaurativo e protesico a conduzione digitale, quando applicabile, si traduce in reali vantaggi per i nostri pazienti che risparmiano tempo ed evitano quelle varie sedute che, con i metodi tradizionali, erano necessarie al dentista per prendere le impronte e fare le prove dei manufatti nei diversi stadi della loro costruzione.

L’utilizzo dei materiali da impronta tradizionali richiedono la permanenza in bocca per vari minuti. Il questo periodo il paziente è costretto a restare immobile sulla poltrona tenendo in bocca un’apposita pasta che viene applicata dal dentista sui denti, che deve solidificarsi per ottenere l’impronta dentale di precisione. Il fastidio di avere del materiale in bocca si può anche trasformare in un importante senso di vomito, rendendo difficoltosa la procedura. Grazie all’introduzione di queste nuove sistematiche digitali è possibile rilevare l’impronta delle arcate e dei tessuti nella bocca del paziente in modalità digitale dando alcuni importanti vantaggi. Minor fastidio causato al paziente con eliminazione dei tempi di attesa e maggiore precisione nella rilevazione dell’impronta accorciano le tempistiche necessarie per la creazione delle protesi. Nonostante lo strumento sia molto utile e performante, non è possibile ancora sostituire totalmente l’impronta tradizionale, sopratutto in casi di protesi rimovibile. Stesso discorso vale ad esempio per l’ortodonzia con allineatori trasparenti: quando possibile si esegue la scansione che viene inviata direttamente ai laboratori in USA per la creazione precisa e rapida delle mascherine di allineamento.

Mascherine trasparenti

Le mascherine trasparenti costituiscono una valida alternativa all’apparecchio tradizionale con gli attacchi per lo spostamento dentale, riuscendo a risolvere praticamente tutte le problematiche. Esistono infatti pochissime limitazioni, nelle quali, però, si può ad esempio abbinare un trattamento con attacchi.

Le mascherina sono serie di allineatosi che vengono portati in sequenza, cambiandole ogni 7/10 giorni, fino al completo allineamento. Si indossano tutto il giorno e tutta la notte e sono rimossi per mangiare e lavare i denti. Permettono una normalissima vita di relazione perché si notano pochissimo e la dizione risulta perfetta.

Il trattamento con allineatori trasparenti oggi può sostituire il trattamento tradizionale con attacchi quasi per ogni patologia ortodontica. Grazie alla precisione di pianificazione del caso, allo studio dell’applicazione delle forze di ogni singolo allineatore e ai materiali utilizzati si possono eseguire terapie di grande valore.

La durata della cura e i risultati sono sovrapponibili a quelli con terapie tradizionali e abbiamo, inoltre, tutti i vantaggi legati alla possibilità di rimuovere le mascherine durante la masticazione e l’igiene orale domiciliare.

La trasparenza ha un grande vantaggio estetico, la superficie liscia risulta molto confortevole.

Terapia dei disordini temporomandibolari

Si ci sono soggetti più predisposti. Ad esempio i disordini temporomandibolari si riscontrano di più nel sesso femminile. I soggetti che presentano stress, ansia, depressione, bruxismo, patologie reumatiche possono sviluppare con più frequenza queste patologie.

Occorre fare diagnosi differenziale tra un emicrania che ha origine vasodilatativa e invece la cefalea muscolo-tensiva che invece è determinata da tensione e affaticamento muscolare come nel caso del bruxismo. La prima non risentirà delle nostre cure con il bite mentre la seconda si. Questo dipende dall’azione di rilassamento muscolare che ha la placca.

Ci sono vari tipi di bite ma le linee guida attuali raccomandano alcune caratteristiche che una placca deve avere. Tra queste un appoggio dentale completo. I bites del commercio non sono indicati perché una placca deve essere personalizzata e controllata dal dentista periodicamente, inoltre deve essere fatta di resina “dura”.

I disordini temporomandibolari possono dare origine a sintomi dell’apparato uditivo. Si può avvertire male all’orecchio per problemi intrarticolari mentre ronzii (acufeni) possono essere di origine muscolotensiva, situazione aggravata nei pazienti bruxisti. Sarà l’otorino che invierà il paziente dal dentista.

Un rumore di click articolare non necessariamente va trattato, specie se asintomatico o non fastidioso. E’ dovuto allo spostamento anteriore del disco che poi viene ricattato dal condilo durante il movimento della mandibola. Rumori che ad esempio sono presenti da molto tempo sono difficilmente recuperabili e le linee guida sconsigliano terapie volte a far scomparire il click perché inutili, di dubbio risultato e ad altissimo rischio di recidiva. Il click in assenza di altri segni e sintomi di solito non è pericoloso né tantomeno determina fratture o lesioni di alcuna struttura.

La terapia nella maggior parte dei casi è conservativa non invasiva, cioè con bite, controllo delle abitudini del paziente, ginnastica e farmaci. Si ricorre alla chirurgia solo in rari casi, come l’anchilosi e alcuni tipi di fratture del condilo della mandibola.

Per la diagnosi dei disordini temporomandibolari è indispensabile un’attenta raccolta anamnestica (storia del paziente) e una visita clinica eseguita da un operatore esperto. Se poi fossero necessari altri esami, quello di elezione è sicuramente la risonanza magnetica. Non sono utili stratigrafie o la classica panoramica. Si esegue tomografia computerizzata per eventuali interventi chirurgici.

Il bite si porta durante le ore notturne quando non è possibile controllare lo stato di serramento muscolare. Durante il giorno non è necessario indossarlo e si consiglia di portare regolarmente l’attenzione ai muscoli, rilassandoli volontariamente per limitarne l’affaticamento. La terapia “attiva” con bite ha durata variabile di qualche mese mentre successivamente, quando l’odontoiatra riterrà opportuno, potrà essere portato anche con meno regolarità, secondo anche la sintomatologia del paziente. Il bite è molto confortevole e quindi il paziente potrà gestire anche per conto proprio il suo uso nel tempo, avendo cura di recarsi dal dentista per farlo controllare con scadenza regolare.

Il bite, come si è detto, è personalizzato per cui occorre rilevare le impronte del paziente correlate anche da un morso che determinerà il suo corretto spessore. Oggi, in era digitale, anche per questo presidio come per quelli protesici e per quelli più propriamente ortodontici, è possibile utilizzare lo scanner intraoarle (qui ci si mettere il link all’articolo di Filippo) per la rilevazione dell’impronta ottica e la creazione dell’immagine 3D. Il disagio per il paziente è drasticamente diminuito. Il bite quindi verrà progettato al computer e verrà fresato o costruito con l’utilizzo di stampante 3D, in resina dentale trasparente e di consistenza dura.

Il serramento dentale è una funzione alterata dei muscoli masticatori. Questa attività, se prolungata, può portare a patologie dentali, muscolari o anche articolari.

I denti infatti si possono consumare o anche scheggiare, oltre che a subire un carico di forze che possono renderli un po’ più mobili e indolenziti.

I muscoli possono affaticarsi e scatenare dolore anche molto intenso in varie parti della faccia.

Le articolazioni possono andare incontro ad un processo prima di alterazione funzionale e in alcuni soggetti anche degenerativo.

Il bruxismo, in cui rientra il serramento dentale, deve sempre essere valutato dal Dentista.

Alcuni problemi del sonno possono essere di pertinenza anche del dentista come le apnee ostruttive del sonno (OSAS). Infatti per queste patologie, diagnosticate dall’otorinolaringoiatra o dal medico specialista nella patologia del sonno, si ricorre a varie terapie.

Oltre all’attenzione comportamentale (come la dieta, l’eliminazione di alcuni farmaci, ecc) è indicata la terapia con apparecchio dentale notturno funzionale che crea avanzamento della mandibola e aumenta la pervietà delle vie aeree. In questo modo il paziente respira meglio evitando di andare in apnea e in desaturazione di ossigeno e, in definitiva, allontanando il rischio di patologie molto serie come quelle del sistema circolatorio.

Inoltre è proprio durante una visita odontoiatrica che il dentista può diagnosticare una situazione di ansia e di disturbi dell’umore che spesso creano al paziente l’interruzione del sonno.

Endodonzia

Il dente devitalizzato risulta più debole perché insieme al nervo vengono asportati i vasi sanguigni interni e non c’è più apporto alla parte organica del dente. Inoltre, il dente devitalizzato ha perso gran parte della sostanza dentale sana per colpa della carie che lo ha distrutto.

La combinazione di questi fattori fa sì che l’elemento possa più facilmente essere esposto al rischio di frattura con conseguente perdita dello stesso.

Gli intarsi o le corone, entrambi costituiti da ceramiche estetiche o compositi estetici, consentono ai denti di riacquistare resistenza ai carichi masticatori.

Molti studi hanno confermato l’elevato rischio di frattura a cui andava incontro l’elemento dentario per l’utilizzo di perni dentali rigidi all’interno dei canali dei denti devitalizzati. L’uso di perni di grosse dimensioni e con caratteristiche biomeccaniche diverse dal dente porta ad un aumento del rischio di frattura.

Oggi nel nostro studio utilizziamo solamente perni in fibra di vetro nei denti gravemente compromessi senza alterare le caratteristiche morfologiche dei tessuti dentali.

Come ampiamente dimostrato dalla letteratura scientifica mondiale il dente devitalizzato è più fragile, indebolito e ha un rischio più elevato di fratturarsi.

Per preservare un dente fragile la soluzione migliore sono le corone dentali o gli intarsi.

Le corone dentali esistono nella clinica da molti anni e si sono evolute nel tempo diventando sempre più estetiche e resistenti. Le prime erano in metallo e risultavano molto visibili, oggi le moderne ceramiche e compositi invece sono biomimetiche ed estremamente durature.

L’intarsio è una tipologia di ricostruzione che è molto più conservativa: ci permette di conservare la totalità del dente sano andando a sostituire solamente le parti mancanti o indebolite del dente stesso. La realizzazione di un intarsio richiede 2 sedute. Nella prima seduta verrà preparato correttamente l’elemento dentale e verrà presa un’impronta digitale, mentre nella seconda (dopo il montaggio della diga) verrà cementato e lucidato.

La soluzione migliore e più conservativa per proteggere un dente devitalizzato è sempre un intarsio. Allo stesso tempo esistono situazioni cliniche che rendono necessaria la corona come:

  • denti molto distrutti con pochissima sostanza dentale sana rimasta;
  • rifacimenti di una corona precedente;
  • zone cariate sottogengivali.

In questi casi naturalmente la soluzione più duratura e performante è una corona dentale che andando a “cerchiare il dente” conserva e migliora la resistenza.

La corona è un intervento sicuramente più invasivo, ma permette di non estrarre denti molto compromessi.

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